Giovedì, 14 Aprile 2016 10:29

Senato della Repubblica – Evento #Bigenitorialità, 10 anni di legge disattesa, risultati.

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Dall’affidamento al falso condiviso: tutte le criticità della giurisprudenza italiana sul tema dell’affido dei minori nelle separazioni conflittuali
Ieri si è tenuto il convegno Bigenitorialità, 10 anni di legge disattesa; psicologi, giornalisti ed avvocati hanno dibattuto a lungo sulla controversa tematica dell’affido condiviso, con particolare attenzione al ruolo del padre, nelle così dette separazioni conflittuali; la grande affluenza è stata un segnale forte di quanto sia sentito il problema a tutti i livelli.
 
Gli argomenti affrontati dai relatori, introdotti dal Sen. Bartolomeo Pepe e moderati da Gianluca Agerde (Ass. Diritto Minori)  sono stati i seguenti: Ivano Giacomelli, Segr. Naz Ass Codici e portavoce di Rete Consumatori Italia nella campagna ‘Voglio Papà’ ha svolto un’analisi giuridica sulla nascita dei ‘Nuovi Orfani’,  l’Avv. Fausto Pucillo ha analizzato il ‘mobbing genitoriale’, il fiscalista Marco Ertman, gli aspetti fiscali ed economici dopo la separazione, Mauro de Cristofaro, giornalista Rai, è intervenuto in qualità di padre e vittima involontaria della macchinosità delle leggi sull’affido, Roberto Cicioni, psicologo del Rorshach forense, ci ha fornito un’analisi dei modelli comportamentali dei genitori, la Psicologa Floriana Loggia  ha evidenziato le conflittualità coniugali e le violenze psicologiche sui figli, Maria Barbarisi, psicologa e CTU, si è soffermata sull’importanza del ruolo di questi ultimi nelle separazioni. La conclusione, affidata al Prof. Alessandro Meluzzi dall’evocativo titolo, ‘Il Codice, i paradossi dell’amore e dell Essere’, ha affrontato anche la componente filosofica dei conflitti.
 
Tutte le considerazioni esaminate hanno portato alla redazione di un documento, che per la sua natura intrinseca potrebbe veramente portare un significativo cambiamento del ruolo in cui il costume, gli usi e le consuetudini, hanno relegato fino ad oggi la figura paterna in seguito alla separazione.
La Giurisprudenza ha reso Il principio fondamentale di uguaglianza un simulacro realizzando il “falso condiviso”, attraverso gli artt. 316 (residenza abituale), 337-ter (Provvedimenti riguardo ai figli e corresponsione di un assegno periodico), 337-quater (Affidamento a un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso), 337-sexies (Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza) cod. civ.
 
I dati presentati durante il convegno dimostrano che colui che è chiamato ad abbandonare l’abitazione a seguito di separazione o divorzio sia nella maggior parte dei casi il padre. Secondo l’Istat, nel 2014 sono state soprattutto le mogli a vedersi assegnata la casa, con una percentuale che tocca il 59,7% delle separazioni, ed in particolare al Sud, dove la percentuale è ben più alta (64,9%). Invece, viene segnalato che nella quasi totalità dei casi, in percentuale pari al 94,1%, l’assegno di mantenimento a seguito di separazione viene versato proprio dai padri: dato che sembra essersi mantenuto costante almeno negli ultimi quattordici-quindici anni circa.  Ciò comporta però per l’uomo una spesa enorme nella maggior parte dei casi, poiché è chiamato a versare assegni di mantenimento e, parallelamente, a sostenere le spese del proprio sostentamento, compresi eventuali “extra” per i figli e le spese collegate al nuovo alloggio che ha dovuto trovare a seguito dell’assegnazione dell’abitazione alla moglie.
 
Aspetti di estrema rilevanza sono le violenze striscianti, i comportamenti vessatori, umilianti, emarginanti  e denigratori in ambiente familiare In tale ambito si distingue il c.d. «MOBBING GENITORIALE», laddove le condotte ostili ledono l’identità e il ruolo genitoriale, con danno, oltre che per il genitore «bersaglio», soprattutto per la prole.
La sistematicità di episodi che, singolarmente considerati, possono apparire quasi innocui, ma Il fenomeno è tanto grave quanto difficile da dimostrare, prevenire e reprimere.
Durante il convegno è emersa con grande evidenza la tendenza piuttosto diffusa nel contesto delle separazioni conflittuali, di utilizzare i figli come arma di ricatto che diventano uno strumento di “vendetta contro il coniuge”, spesso scandita da una successione di false denunce di abuso o di stalking, finalizzate all’allontanamento dell’ex-coniuge e all’ottenimento della definitiva custodia esclusiva dei figli. In altri casi, molti genitori vengono accusati (falsamente) di forme di violenza piuttosto gravi perpetrate nei confronti dei figli, quale appunto l’abuso sessuale.
Ad esito del confronto sono state approvate una serie di proposte e di raccomandazioni.
 
L’attuale legge in materia di affidamento, pur se progettata con l’intento di mantenere il principio di bi-genitorialità, si trova a dover far fronte a gravi resistenze culturali da parte di Magistrati e di Consulenti Tecnici che di fatto eludono il principio giuridico della parità dei genitori privilegiando in maniera acritica la figura della madre ritenuta genitore idoneo per nascita, mentre il padre deve sempre di mostrare di essere un buon genitore. Incide ancora molto l’idea di un “ bambino di cristallo” che non può vivere una genitorialità condivisa ma preferibilmente una mono genitorialità. Dall’esame di questa situazione è nato il titolo della campagna “ I nuovi orfani” in quanto i figli vengono allontanati dai padri che spesso vengono relegati al ruolo di “padri portafoglio” o “padri visitatori”.
 
Questo sbilanciamento della giurisprudenza ha determinato un nuovo allarmante fenomeno consistente nella possibilità del genitore che intende allontanare l’ex-coniuge, per ragioni ingiustificate, dal proprio bambino metta in atto una serie di denunce volte a screditare il ruolo genitoriale di questi; o, ancora peggio, fomenti l’astio del bambino contro di lui, pervertendo le normali dinamiche di attaccamento e di corretto sviluppo, con la conseguente alienazione della figura parentale.  Il ruolo della CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio), è di fondamentale importanza soprattutto nei casi di affidamento più controversi, laddove però i tecnici in questione risultino preparati a dovere sull’argomento e pertanto riescano a riconoscere e discriminare eventuali false denunce (sanzionabili legalmente, di conseguenza) o PAS e quindi eventuali gradi di instabilità da parte del genitore alienante, tenendo presente quali conseguenze ciò potrebbe ingenerare nel figlio.
 
Viene quindi lanciata una forte raccomandazione ai Tribunali indicando come assolutamente necessario che vi sia una rotazione dei consulenti chiamati a svolgere il ruolo di CTU onde evitare lo sviluppo di procedure collusive e il supermanto di un modello genitoriale interno di vecchio stampo  che consenta di proporre pensieri e soluzioni in linea con i tempi attuali.
 
Un altra raccomandazione è la tempestività di azione in queste situazioni: dovrebbero essere previste tempistiche di intervento davvero brevi, finalizzate a minimizzare l’impatto di tale forma di abuso sul bambino e sulla sua relazione con il genitore allontanato, e, ancor più, ad evitare eventuali esiti ben più gravi e funesti.
           
Fondamentale è la revisione delle modalità di individuazione dell’assegno alimentare in funzione delle esigenze del minore alla luce della nuova condizione economica dei genitori separati. Il rischio oramai evidente è quello di creare una nuova categoria di poveri che non solo non può provvedere ai propri bisogni , ma in pratica lavora per permettere al coniuge affidatario di educare i figli in sua vece non avendo questo alcuna possibilità economica per partecipare attivamente alla crescita del figlio.
Le soluzioni proposte e sollecitate sono quelle di prevedere il mantenimento diretto in modo da coinvolgere maggiormente il coniuge non affidatario nel processo educativo e di prevedere un assegno alimentare diviso per categorie di spesa da imputare separatamente ai coniugi.

Il principio di bi-genitorialità sancito dalla legge 54/2006 dovrebbe inoltre essere tutelato in misura maggiore. La mancanza di sanzioni pare essere il maggiore responsabile di questa deriva, per cui si sottolinea la necessità di sanzionare il genitore che tenta di vendicarsi dell’ex-coniuge impedendo le visite, ostacolandone i rapporti con il bambino, punendo così quei comportamenti tesi a manipolare il minore per chi lo induce ad avere una visione negativa dell’altro genitore, secondo il livello di gravità della manipolazione: l’abuso perpetrato, il cui esito è rappresentato dalla PAS nei suoi diversi gradi sintomatologici, dovrebbe vedere invertito l’affidamento del figlio, prevedendo che al genitore alienante o vessatorio dovrebbe essere revocato l’affidamento o il collocamento. 
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