Martedì, 12 Settembre 2017 14:15

La digestione nei ruminanti

Vota questo articolo
(0 Voti)
I ruminanti sono un importante gruppo di mammiferi placentati, più precisamente un sottordine dell’ordine degli artiodattili (dal greco artios pari e dactylos dito), che comprende diversi grandi erbivori, come i bovini, gli ovini, i cervidi, le antilopi e i giraffidi.

I ruminanti sono caratterizzati dall’avere un apparato digerente molto complesso, formato da tre prestomaci (rumine, reticolo, omaso) e da uno stomaco vero e proprio (abomaso). La digestione avviene nell’abomaso ed è preceduta da una fermentazione microbica, che avviene nei prestomaci. Proprio per tale peculiarità sono identificati anche come animali poligastrici.


I ruminanti possono ingerire una notevole quantità di materiale vegetale, quasi senza masticarlo, accumulandolo nel primo dei tre prestomaci, il rumine. Qui, ad opera di specifici batteri, muffe e protozoi cellulosolitici, ha inizio una prima demolizione delle fibre vegetali. A distanza di alcune ore dall’ingestione primaria, avviene il processo della ruminazione (riflesso mediante il quale l’animale rigurgita nella cavità orale il materiale vegetale grossolanamente frammentato).

La ruminazione consta di quattro fasi principali:
1) aspirazione, il materiale vegetale viene aspirato dal rumine all’interno dell’esofago;
2) espulsione, il materiale vegetale viene espulso dall’esofago all’interno della cavità orale;
3) masticazione mericica, il materiale vegetale (detto anche bolo mericico) viene lentamente e accuratamente masticato;
4) deglutizione, una volta finemente triturato il bolo mericicio viene nuovamente deglutito.

Il ruolo della ruminazione è fondamentale, essa consente di facilitare la macerazione dell’alimento ingerito, il rimescolamento del contenuto con la saliva, lo sminuzzamento dello stesso per facilitarne l’assorbimento, la distribuzione uniforme dei microrganismi cellulosolitici e la rimozione di parte dell’anidride carbonica e del metano derivanti dai processi fermentativi.

Il secondo dei tre prestomaci è il reticolo (il più piccolo), esso è formato da tante cellette reticolari (quadrate od esagonali), che ricordano per forma e struttura il favo delle api, ha uno sbocco sull’esofago e comunica ampiamente col rumine. Il reticolo ha un ruolo nella fermentazione e nel rimescolamento del materiale ingerito durante la ruminazione, uno dei suoi compiti primari è quello di separare dalla massa fermentante le particelle più fini, che possono proseguire nel tratto gastroenterico.

L’ultimo dei tre prestomaci è l’omaso, esso permette il transito del materiale vegetale fermentato fino all’abomaso. La sua funzione principale è quella di riassorbire parte della componente liquida dell’ingesta fermentata. Le pareti interne dell’omaso hanno numerose pieghe (lamine omasali), che gli consentono di aumentare la superficie assorbente.

Nell’abomaso (detto “colloquialmente” vero stomaco) l’ingesta fermentata viene sottoposta all’azione dei processi digestivi (succhi gastrici), analogamente a quanto avviene nello stomaco degli animali monogastrici (come l’uomo). Le sostanze vegetali digerite vengono rilasciate, tramite il pirolo, nell’ intestino tenue per la fase di assorbimento.

stomaco ruminanti

I tre prestomaci sono anche detti stomaci fermentativi, mentre l’abomaso stomaco ghiandolare, rispetto agli altri in esso il pH è estremamente acido e le reazioni fermentative ad opera di batteri, protozoi e muffe si interrompono.

Negli animali giovani il comparto prestomacale è poco sviluppato e non funzionale. D’altra parte la dieta a base di latte non necessita di alcuna reazione fermentativa. Pertanto esiste un organo associato ai prestomaci, chiamato doccia esofagea, che consente il transito del latte materno direttamente dall’esofago all’abomaso. Tale organo perde funzionalità col crescere dell’animale, fino ad atrofizzarsi del tutto negli esemplari adulti (nel frattempo i prestomaci si sono sviluppati ed hanno preso totale funzionalità).