Anno nuovo, rincaro nuovo

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Il 2018 porta rincari generalizzati. Tra essi spicca per antipatia il rincaro delle buste di plastica per la spesa.

Due centesimi di tassa per ogni pesata quale che sia l’importo che hai speso, il tuo reddito, la qualità di quanto acquistato.

Quindi una tassa indiretta vera e propria (come fosse l’Iva che si dice non essere rincarata) che agisce in modo indiscriminato su tutti e che viene introdotta nel decreto per il “Mezzogiorno” (che non si capisce cosa c’entra).

Come mai il legislatore, che non ha trovato il tempo per altri temi più gravi, si è disturbato per rincarare i costi dei sacchetti di plastica? Per salvare l’ambiente, dicono, tanto da prevedere multe salatissime fino a 100.000 euro per chi non paga! Ma si tace spesso il fatto -previsto sempre ex lege- che quei sacchetti siano costituiti fino al 60% di materia prima non degradabile; e che comunque venivano usati anche prima senza che costassero nulla. Quindi non si vede cosa cambi o cosa si voglia cambiare tassando (e cioè disincentivando) un sacchetto che si asserisce essere e lo si considera migliore di altri. I commenti “degli addetti ai lavori” sono allucinanti e quasi tutti, puntando sulla esiguità della cifra e la levatura degli intenti ambientalisti, appoggiano la misura che invece è esplicitamente penalizzante dei comportamenti virtuosi come il riuso dei sacchetti stessi che invece viene interdetto; e quindi un grande passo indietro nella strada del risanamento dell’ambiente.

Naturalmente la Grande distribuzione organizzata così tradizionalmente contigua al Potere politico ha immediatamente adeguato i propri computer alla nuova legge quasi ne conoscessero anzitempo il contenuto; mentre le bancarelle continuano ad usare le vecchie buste.

Ma v’è di peggio: di quanti soldi si tratta? Se è vero che le bustine usate ogni anno sono 10 miliardi si tratta di 200 milioni sottratti ai consumatori rei di essere tali. Peraltro dopo i primi dieci giorni di proteste c’è da star certi che non se ne parlerà più con buona pace di tutti i cittadini.

Quindi a noi comuni mortali non resta che fuggire dalle lusinghe dei mega centri commerciali e tornare ai bellissimi mercatini rionali:… sei fregato di meno.

Ad occhio possiamo dire che sembra che il legislatore abbia tenuto molto a questo provvedimento per i soldi che gli rivengono e non certo per l’ambiente che non salvaguarda e di cui evidentemente non gliene frega nulla.

Inoltre tale misura si introduce assieme ad altri rincari di tariffe come quelle autostradali ed energetiche che, colpendo i consumi non comprimibili, daranno una mazzata micidiale a quelli più voluttuari che invece si possono rimandare. Quindi assisteremo alla redazione di lievitazioni mirabili del Pil dovuto ai maggiori introiti di Enel, acquedotti, ecc. ecc. ma alla sostanziale fissità o riduzioni delle produzioni effettive di tutti i beni. Cioè si dirà che le cosa vanno meglio per l’economia italiana laddove miglioreranno i conti solo dei soliti noti.

È questo che serve agli italiani? È questo il Pil che vorremmo? E le banche che vedranno tornare a crescere le sofferenze perché non parlano?

Non è l’aumento del Pil e del gettito ottenuti per decreto che vogliono gli italiani, ma si deve aumentare il lavoro e il reddito diffuso!

Canio Trione