BTP a cinquanta anni!

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BTP a cinquanta anni! Da àncora di salvezza ad ennesima fregatura

Sembra che gli uffici competenti del Ministero dell’Economia leggano con attenzione le nostre colonne e, qualche volta, ne seguano le indicazioni. Così sono stati emessi BTP scadenti fra 50 anni allungando così la durata media del debito pubblico. Cosa sacrosanta, vista la situazione dei nostri conti pubblici, e che, anche se un po’ tardivamente, permetterebbe di beneficiare per mezzo secolo degli attuali bassi tassi.Però, a ben guardare, non è tutto come dovrebbe essere; anzi nelle pieghe sono riusciti a trasformare una buona idea in un regalo alle banche che saremo chiamati a pagare noi cittadini, come al solito. Infatti il tasso di interesse promesso per mezzo secolo è altissimo. Mentre Draghi fa di tutto per ridurlo le nostre autorità fanno l’inverso creando una situazione per la quale: a) le banche possono comprare questi titoli e quindi beneficiare di un rendimento che non otterrebbero con i mutui che erogano alle famiglie e alle Pmi; b) e così distogliere importanti risorse dall’economia reale; c) infine “costringere” i loro clienti a pagare di più. In questa maniera noi, gente comune, pagheremo di più i futuri mutui e pagheremo di più le tasse per pagare gli interessi su questi titoli cinquantennali anche adesso che i tassi sono così significativamente scesi. Una vera follia! Viene da dire che così come non esiste gemma preziosa che immersa nel letame non emetta lezzo nauseabondo, così non v’è ricetta di politica economica per buona che sia, che, messa nelle mani dei quadri dei Ministeri, non si trasformino in veicoli di spoliazione di massa.
Confrontando questo rendimento stellare con quello di altri titoli simili con scadenze lunghe si comprende che non si tratta di una emissione pensata per allungare la vita del debito pubblico italiano ma semplicemente di un regalo alle banche a spese del contribuente. Banche che devono aver premuto molto per avere questo aiutino dal Ministero visti i tempi grami che attraversano.
Si dirà che una scadenza così remota giustifica tassi elevati in quanto pone rischi elevati che nel nostro caso sono stati fissati dal Ministero (ed ovviamente accettati dal mercato) al 2,8%; non è così tant’è che altri titoli già quotati rendono molto meno pur avendo anch’essi scadenze fuori da ogni possibile previsione; ma il Ministero avrebbe dovuto prevedere questa obiezione ed emetterli comunque ad un tasso tra uno e uno virgola cinque e cautelarsi da eventuali risposte negative del mercato offrendo altre garanzie gradite agli investitori come un legame con le privatizzazioni…
Che fa la Bce? Non era contraria agli aiuti di stato alle banche? Non se ne è accorta di un raggiro così plateale? E la Banca d’Italia (che è membro dell’eurosistema e quindi della Bce) non se ne è accorta neanche lei? Oppure la “vigilanza” è reale fino ad un certo punto?
Certo è che il danno per l’economia italiana è enorme e quindi associazioni e partiti devono compattarsi per sventare questa ulteriore spoliazione a favore delle banche e a danno dell’economia reale. E non solo nel nostro interesse, ma anche e soprattutto per ragioni sistemiche e quindi nello stesso interesse delle banche e dello stato che, a furia di spogliare i cittadini, li ha completamente svestiti rimanendo però anche loro in braghe di tela…