Un grande "No"

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Facendo approvare la finanziaria dal Parlamento in meno di 24 ore, il Presidente uscente si è incaricato di dimostrare che la sua riforma “semplificatrice” era semplicemente inutile quindi, quanto meno, una mistificazione. Infatti si è confermato che la politica se vuole fare una cosa ha il potere (nel senso dispotico del termine) senza modificare la Costituzione di farla in pochissimo e senza rimanere imbrigliata in pastoie di alcun genere!

La gente ha votato massicciamente “NO” a quella mistificazione; voto che sarebbe stato ancora più numeroso se qualcuno degli elettori non fosse stato fraudolentemente indotto al “SI” da un bombardamento mediatico vergognoso.
Si dirà che è facile dire NO a qualcosa ma più difficile è dire SI a qualcos’altro.
È un po’ la stessa cosa accaduta negli Stati Uniti dove il nuovo Presidente ha riunito i vari “NO” che, assieme, non fanno un “SI” a nulla se non alla difesa dai pericoli che ci preoccupano e che vengono dal di fuori.
Ma questo non poteva non succedere: fin dall’inizio di questo secolo era evidente che la situazione si stava sgretolando senza che vi fosse una idea sul da farsi. Per esempio: lo sviluppo, si dice, si fa con investimenti; ma non ha senso predicare una cosa simile se non v’è né mercato di sbocco dei prodotti che si dovessero produrre, né convenienza ad investire, né danari pubblici da impiegare! quindi come si riparte? Chi li dovrebbe fare questi investimenti? Non essendoci stata la risposta convincente a queste domande semplici ma gravissime, si è atteso che qualcosa accadesse. Mentre tutti attendavamo che questa manna cadesse, si è insistito nella riduzione delle libertà individuali, nella compressione del diritto di proprietà, nella limitazione della privacy in economia, nella moltiplicazione della invadenza della politica e della burocrazia,.. cioè insistendo nell’idea di controllare le proteste si è insistito nella direzione che ha prodotto la crisi e che così l’ha ancora ulteriormente aggravata.
La gente non conosce le finezze dell’Accademia ma comprende perfettamente che l’esercito del “SI” ha fallito pur avendo avuto decenni di governo e tutte le leve effettive di governo. Quindi siamo ad un bivio: o insistere nel lasciare loro quelle leve e quindi aumentare la loro arroganza e la indemocraticità del sistema come politica di arginamento poliziesco del disagio e di ritardo scientifico de i cambiamenti, oppure cambiare drasticamente senza attendere la implosione del mondo finanziarizzato e burocratizzato (che per molti –quelli esclusi dall’economia- è già lontanissimo per non dire finito), per tentare dell’altro. In molti non hanno più nulla da perdere e quindi qualunque cosa è meglio del presente; per loro esiste solo il “NO” su tutto. Altri, come i giovani, si rendono conto che il tentativo va fatto adesso e senza timori di fare qualche passo falso all’inizio; quindi il “NO” riposa sulla speranza e sulla convinzione della propria capacità di trovare una risposta ai problemi. Altri ancora si rendono conto -in forza della loro cultura- che un sistema che calpesta sistematicamente i diritti fondamentali dei cittadini (dal diritto al lavoro, alla privacy in economia, alla proprietà mutilata,..) non si regge e, quando deflagra come accaduto ai sistemi comunisti che hanno insistito con le illiberalità, sono dolori molto seri; quindi anche per costoro il NO è elemento insostituibile..
Quindi il futuro è iniziato; la parte vitale della società ha deciso di incedere su un percorso obbligato e che la parte retriva può solo ritardare; servirebbe anche ai manovratori del potere reale (dai media, alle banche, alle grandi imprese, alle Università,...) avvedersene e cambiare registro; certo è dura ammettere di aver sbagliato e di aver perso tempo che avrebbe dovuto essere dedicato a costruire il futuro anziché difendere un presente indifendibile, ma, meglio adesso che mai! Per il bene di tutti noi e di quelli che ci seguiranno!