Caro Renzi… che pena!

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Le sintesi della kermesse del Lingotto sono ben racchiuse nelle frasi del segretario uscente. “hanno provato a distruggere il Pd ma il nostro popolo è solido”, “sento parlare dell’Ulivo da chi lo ha segato”, “dopo tre mesi di polemiche finalmente tre giorni di entusiasmo”, “non sappiamo se il futuro è maggioritario o proporzionale”, “Gentiloni è a casa sua”… ed altre cose sullo stesso tema squisitamente immaginifico e politichese.

Mentre nelle piazze la gente letteralmente esplode per l’assedio che subisce dalla mondializzazione, dall’euro, dalla uberizzazione dell’economia, dalla burocrazia asfissiante… il nostro continua con argomenti lontanissimi dalla realtà.

Dall’America (che naviga in acque ben migliori delle nostre) da qualche settimana si è affacciata l’idea di tassare anche le macchine e non solo le persone; e questo fondandosi sull’assunto che sono loro che producono e quindi devono essere loro che devono essere chiamate a pagare. Una proposta che non è un escamotage ragionieristico come siamo stati abituati a pensare, ma risponde ad una precisa filosofia: tassare le macchine va nella direzione opposta a quella fino ad ora seguita di un mondo dell’economia che sostituisce sistematicamente le persone con le macchine; economia protesa verso la tecnologia che quindi investe tutte le sue migliori risorse umane e finanziarie nella ricerca tecnologica. Tassare le macchine significa rallentare questa corsa e forse invertirne il senso aprendo oggi una questione di fondo che è tutta filosofica e politica. Tassare le macchine è, senza dubbi, una specie di bestemmia nell’epoca della religione della ricerca scientifica; e quali macchine vanno tassate? e quanto? Tassare le macchine significa tassare proprio quelle persone che le hanno comprate e che oggi detengono un enorme potere sul mercato; tassarle significa smettere di finanziare -a spese anche del contribuente- la ricerca e la innovazione; siamo cioè di fronte alla necessità ormai ineludibile di dire un buon “si” o un buon “no” a questa questione: il progresso scientifico è sempre e comunque cosa buona? Oppure qualche volta va rallentato, non favorito, sia pure con strumenti non liberticidi, per far respirare la gente comune che non riesce a tenerne il passo?

Invece il dimissionario capo del PD è interamente occupato con le antiche questioni italiche sull’ulivo e della xilella che lo uccide volendo dire non si sa bene cosa sulle questioni del nostro futuro.

Nel frattempo le banche che andavano salvate stanno tutte lì ad attendere qualcosa di nuovo, l’Europa chiede sempre altri soldi, la Gran Bretagna è sull’orlo dello scontro frontale con la UE che le presenta un conto farneticante, le opinioni pubbliche di tutto il mondo sconfessano pienamente le politiche economiche fino ad ora seguite e quindi si attendono le future elezioni, dovunque si celebrino, con timore ed apprensione. Sopra tutti questi problemi incombe la questione del debito pubblico di tutti i paesi del mondo e della sua porzione detenuta dalle Banche Centrali: dato che MAI il debito pubblico è stato pagato, lo sarà quello detenuto dalle Banche di emissione? E se non lo si onora cosa succede?

Forse la reticenza del Renzi non è dipesa solo da incapacità ad affrontare temi di tale vastità e profondità ma anche da una decisione già presa: le prossime elezioni ben difficilmente si celebreranno con una legge elettorale nuova ma si andrà alla conta con il sistema proporzionale; ecco perché Alfano se ne va per conto suo nello spazio di destra che –pensa– essergli più consono; Bersani & co. se ne vanno per non perdere i voti dei pochi anziani che ricordano i bei tempi che furono; le destre estreme si guardano bene dallo sporcarsi con affaristi e mediatori di qualunque genere per non perdere neanche uno dei pochi ma crescenti voti su cui contano; per poi fare tutti, l’ago della bilancia con ben lucrosi ricatti.. così, se si andrà a votare con il proporzionale –che è l’inverso di quello che voleva Renzi- vuole dire che il fu Presidente del Consiglio sta accarezzando l’idea di andare da solo al voto e di tornare a Palazzo Chigi con l’appoggio del nemico di sempre Berlusconi che già da un pò gli fa gli occhi dolci. Un “grande centro” amico dei poteri forti, “moderato” cioè difensore dell’attuale assetto che in nulla deve cambiare se non nel contenimento della prevedibile protesta da stadio delle frange più estreme. Con l’aiuto del berlusca anche i ricatti degli ex-PD si potranno governare meglio o addirittura ignorare. Solo un guizzo oltre il 40% dei ragazzi del M5S può sventare questo scenario; nell’augurio che le questioni sul tappeto non siano per loro troppo grandi come certamente lo sono per l’universo dei conservatori di cui il nostro Renzi è il paladino più estremo!